Nel mare magnum del marketing digitale c’è una boa a cui tutti, prima o poi, si aggrappano: parlo proprio dell’invio di newsletter. Sì, hai capito bene: l’email marketing continua ad essere tra le strategie più potenti e dirette per creare un filo (anzi, un bel cavo di acciaio) con il proprio pubblico.
Non è quella vecchia scartoffia elettronica che pensavi fosse sorpassata, ma – usata con un minimo di testa e un pizzico di strategia – diventa l’asse portante per costruire fiducia, promuovere roba interessante e portare gente “giusta” dritta al tuo sito.
In questa guida – promesso, niente tecnicismi inutili – ti racconto tutto quello che serve per buttarti nell’avventura dell’invio newsletter: quali strumenti sono indispensabili, che regole rispettare per non trovarti una pioggia di reclami, e soprattutto delle dritte per scrivere contenuti che funzionano davvero (e non finiscono nello spam, che sarebbe un po’ come invitare gli amici a cena e lasciarli fuori dalla porta).
Che cos’è una newsletter e quali obiettivi può raggiungere
Partiamo daccapo: lo sai cos’è, vera, una newsletter? E a che diavolo serve? Niente panico se non ti è chiaro: non è la solita email promozionale buttata lì a caso, ma un appuntamento ricorrente (settimanale, mensile, quando ti gira) che arriva nella casella dei tuoi iscritti, ossia gente che ha proprio detto “sì, voglio riceverla!”.
Il senso? Semplice: dare qualcosa di valore, informare, far sentire il tuo pubblico vicino, come nella newsletter del sabato mattina che aspetti per scoprire cosa succede di nuovo.
L’invio newsletter ha mille obiettivi: puoi coccolare i clienti già in casa, condividere aggiornamenti freschi freschi dal mondo aziendale, elargire contenuti utili (tipo guide o video che ti salvano la giornata), oppure proporre offerte davvero esclusive. Una strategia ben pensata per creare newsletters rende un semplice indirizzo email un alleato che ci mette la faccia e magari ti porta pure un paio di amici. Che detto tra noi, non è mica male.
Cosa serve per inviare una newsletter: strumenti e requisiti legali
Adesso, se pensi che basti pescare a caso una lista di indirizzi e spedire auguri natalizi a raffica, fermati un attimo. Il segreto per inviare newsletter senza impazzire (e pure legalmente, che ti pare poco?) è partire dagli strumenti giusti.
La regina qui è la piattaforma di email marketing: software che fanno il lavoro sporco, così tu pensi ai contenuti e loro si occupano di spedire, tracciare aperture, abbellire email e tenere tutti i numeri sotto controllo.
Però, occhio, perché la legge – il famigerato GDPR – pretende che ogni contatto abbia dato un consenso chiaro, volontario, e che tu lo possa dimostrare in caso di ispezione (sì, anche quella notturna dell’ispettore Severini…). Ogni news che mandi fuori, poi, deve lasciare ben chiaro da chi arriva e offrire una via d’uscita immediata – il classico link per disiscriversi – senza trabocchetti o ostacoli.
Come creare e gestire una mailing-list in modo conforme al GDPR
Se l’email marketing fosse una squadra di calcio, la mailing-list sarebbe il bomber d’area. Ma come te la costruisci, questa lista di indirizzi “buoni”? Niente trucchi: ci vuole trasparenza.
Ad esempio, i moduli d’iscrizione sul sito che ognuno compila di sua sponte (con la formula magica “Lascia qui la tua email se vuoi ricevere aggiornamenti”). Se vuoi fare il salto, una mano santa arriva dall’incentivo – il cosiddetto lead magnet – che promette un ebook, uno sconto, qualunque cosa dia quel pizzico di motivazione in più.
L’aspetto fondamentale, lo sai già: servono consenso e documentazione in regola col GDPR per ogni email. Sai come si fa? Con il double opt-in: dopo l’iscrizione, l’utente trova una mail in casella con il link da cliccare per confermare (una specie di “Ci sei davvero tu dietro questa richiesta?”). E per non perdere il filo: ogni newsletter deve avere una via rapida (e indolore) di disiscrizione. In pratica, link bello in vista e procedura immediata, così non ci sono fraintendimenti e la reputazione della tua lista rimane pulita come il vestito della prima comunione.
Le migliori piattaforme per l’invio newsletter: Mailchimp, Brevo, MailUp
Scegliere la piattaforma, qui viene il bello (e anche le domande da un milione di dollari). Quale piattaforma fa per te? Chi vince la gara tra software per inviare newsletter?
Allora: tra i primi della classe trovi Mailchimp, amatissimo per la sua interfaccia che anche tua zia saprebbe usare e per i piani gratuiti che ti permettono di iniziare senza svuotarti il portafoglio.
Poi c’è Brevo (prima si chiamava Sendinblue, nel caso stessi aggiornando i vecchi appunti): qui hai tutto in uno, dall’email agli SMS, la chat e pure il CRM. Un bel pacchettino completo che non ti manda all’aria il budget.
E se invece vuoi giocare in casa, ecco MailUp: piattaforma italiana con una marcia in più, dalle performance ottime in consegna fino al supporto clienti che capisce la tua lingua (letteralmente). Alla fine, tutto si gioca sulle tue esigenze: quanti contatti devi gestire, quanto vuoi spendere, che livello di “tutto incluso” cerchi nell’invio newsletter… insomma, la scelta è molto più personale di quanto sembri, fidati.
Come scrivere una newsletter efficace: oggetto, contenuto e CTA
Adesso, il cuore: come si fa a scrivere una newsletter che spacca? Si parte da quello che molti considerano un dettaglio ma che fa davvero la differenza: l’oggetto. Poche parole – oneste e stuzzicanti – che fanno pensare “questa la apro, dai”.
Poi il contenuto: serve roba buona, pertinente al pubblico, scritta chiaro e facile da leggere. Qui, spezza i muri di testo in paragrafi leggeri, metti in risalto ciò che conta davvero, dai personalità al tono di voce (la solita minestra non la vuole nessuno, ammettilo).
Ma il vero asso nella manica è la Call-to-Action (CTA): l’invito, chiaro e diretto, a fare qualcosa dopo aver letto (“Scopri l’offerta”, “Leggi l’articolo”, e così via). Se la CTA non si vede, l’utente si perde. E addio conversione…
A proposito: se vuoi qualche consiglio pratico ritagliato sulla situazione della tua attività, ti ricordo che puoi prenotare una consulenza gratuita di 30 minuti con un esperto di MarketingDIRETTO. Così vai dritto al sodo, senza inseguire guide infinite. Comunque sia, padroneggiare oggetto, contenuto e CTA è la formula magica per inviare newsletter che non restano ferme a prendere polvere nella casella del destinatario.
Quando inviare una newsletter: orari e giorni con più aperture
Diciamolo: quando conviene davvero mandare una newsletter? La verità è che, seppur non esista una bacchetta magica per tutti, qualche dritta arriva dalle solite statistiche serie.
I grandi classici sono martedì e giovedì: sono i giorni in cui tutta la gente si è già scrollata di dosso il torpore del lunedì, ma ancora non ha la testa alle gite fuori porta del venerdì.
E per quanto riguarda l’orario? La mattina verso le 10 funziona sempre bene (quell’arco temporale in cui la casella email viene ripulita, ancora freschi di caffè), oppure la pausa pranzo, quando anche i più impegnati concedono uno sguardo allo smartphone. Il consiglio top? Sperimenta. Tanto ogni piattaforma ti mostra report e numeri: osserva cosa succede, valuta l’engagement e incastra il momento perfetto per il tuo pubblico, non quello “degli altri”.
Come evitare lo spam nell’invio massivo di email promozionali
Adesso parliamo di paure vere: finire nello spam. E lì, ammettilo, nasce l’ansia peggiore di chi si lancia nell’invio newsletter. E allora, come si fa a non finire nel dimenticatoio digitale?
Prima cosa: scegli piattaforme serie, quelle che lavorano con server ottimizzati e che sanno come gestire la reputazione del mittente. Poi si passa all’autenticazione del dominio: i protocolli come SPF e DKIM sono l’equivalente digitale della stretta di mano col provider (tipo un “tranquillo, sono io davvero!”).
Oltre a questo, stai alla larga da liste comprate o vecchie: contatti inattivi non fanno che attirare i filtri spam. Controlla regolarmente chi apre, chi non apre, chi si cancella (così elimini subito chi non è più interessato).
E occhio alle parole troppo “vendevoli” – eviterei email tutte in maiuscolo o infarcite di “OFFERTA IMPERDIBILE!!!”. Ultima cosa, ma non per importanza: l’engagement. Se nessuno apre, i provider iniziano a diffidare delle tue email – e, fidati, il passo verso lo spam è un attimo.
Costi e piani delle piattaforme per l’invio di newsletter: gratis vs premium
Parliamo chiaro: quanto si spende davvero per gestire e inviare newsletter? Qui la risposta dipende dal servizio e dalla grandezza della tua lista.
Il bello è che molte piattaforme iniziano gratis: perfette per fare le prime mosse, anche se dovrai accettare qualche limite – tipo un tetto di 500 o 2000 contatti, oppure il logo della piattaforma infilato in fondo all’email (che, diciamoci la verità, ci si passa sopra all’inizio).
I piani premium invece tolgono i paletti e aprono la strada a funzionalità serie: automazioni, segmentazioni sofisticate, test A/B, reportistica avanzata, tutto ciò che serve per far crescere una macchina da guerra di newsletter. Il conto cresce in base al numero di iscritti, ma anche il margine di manovra. La scelta? Dipende da dove vuoi arrivare e da quanto vuoi spingere subito sull’acceleratore per creare newsletters professionali e smart.
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